11 marzo 2019 ~ 0 Commenti

Estetica in farmacia: roba da commercianti?

Ci risiamo, ho letto un altro post di un collega che criticava, per niente velatamente chi apre cabine estetiche in farmacia.

Il collega sostiene In pratica che I farmacisti che decidono di aprire cabina estetica in farmacia stanno “rubando” il lavoro a qualcun altro, e che non si devono poi lamentare se il lavoro del farmacista viene “rubato” da altri. Sostiene così che la farmacia è il luogo deputato unicamente a dispensare il farmaco.

Ne abbiamo già parlato , ma è doveroso da parte mia ribadire un concetto essenziale, forse anche due. Per prima cosa, il farmacista è un commerciante, lo dice il nostro codice deontologico ed è inutile spiegarvelo ancora, non possiamo vivere di solo farmaco. Da qui nasce anche la necessità di capire dove il farmacista e la farmacia possono essere in sintonia con il cliente che richiede servizi e prodotti legati non solo alla salute, ma anche al benessere e alla bellezza. Questo perché la bellezza è parte integrante della salute e la salute si manifesta con la bellezza.

Le cabine estetiche di cui vi ho sempre parlato, e che racconto anche nei libri pubblicati sulla gestione del reparto dermocosmetico in farmacia, hanno ovviamente qualcosa a che fare con i centri estetici ma non li vogliono e non li devono copiare .

In una cabina estetica di una farmacia si dovrebbero trovare servizi adeguati al luogo dove vengono svolti. A partire da servizi altamente innovativi come l’estetica oncologica, ma non solo, perché il reparto dermocosmetico, il banco etico e la cabina estetica possono lavorare in sinergia per risolvere problematiche che quotidianamente ci vengono esposte dai nostri clienti.

Non ci trovo niente di male e nessun degrado quindi a collegare l’estetica alla farmacia, chi non lo capisce probabilmente ha un’idea retrograda di questo tipo di servizio.

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