30 marzo 2020 ~ 0 Commenti

Riflessioni

Il Coronavirus ci sta insegnando a essere prigionieri e umili: guerrieri passivi in una guerra che non ha un nemico visibile. Ci sta aiutando a livellare le priorità, cancella sicurezze pregresse. Il virus è vicino, uccide colleghi, fa andare in terapia intensiva persone che conosco. Guardo il cielo tutte le mattine e penso: dove sei brutto bastardo, non far del male alle persone che amo. Invece del male lo fa, lo ha fatto. Piccolo saccente, va in giro con la corona pensando di essere nobile. Questo virus non risparmia nessuno, sia chi si ammala sia chi ha la fortuna di non ammalarsi. Gli uni soffrono fisicamente, gli altri combattono contro isolamento, incertezza, panico, angoscia.
Mai come ora aumentano le richieste di ansiolitici e psicofarmaci. Mai come ora vorrei avere nei cassetti la medicina miracolosa, il vaccino, l’arma per sconfiggere il nemico.
E siamo lì a guardare in faccia questo virus con la corona: lo vediamo nelle ambulanze, nei carri funebri che passano per strada come mai prima d’ora, lo scorgiamo nelle richieste di ossigeno dei clienti. Lo incontriamo negli occhi spaventati della gente.
Lo percepiamo dietro la porta chiusa delle case degli anziani: se esci ti prendo, sembra dire questo piccolo microrganismo.
Negli ospedali mancano i farmaci, nelle farmacie mancano i DPI, in Africa sta arrivando il virus. Ecco cosa è una pandemia, non avrei mai voluto scoprirlo. Ma ci siamo dentro. E l’unico posto sicuro è la nostra casa. Quando rientro dalla farmacia la sera mi sembra che le mura mi abbraccino più forte del solito. E che i miei figli siano più belli. E che anche fare la doccia sia più rilassante. Piccole certezze che diventano il nostro ossigeno. Quell’ossigeno che passa dai tubi negli ospedali e arriva dentro i polmoni malati dei poveri pazienti.
Finirà e respireremo aria pura e fresca, come non abbiamo fatto mai. Deve essere così.

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