Filtri UV con nano particelle? I nostri dubbi
Il comitato scientifico per la sicurezza del consumatore a livello europeo è stato chiamato a valutare i filtri UV in merito alla loro sicurezza per applicazione sulla cute e in particolare a valutare il rischio delle forme nano. Si legge sul sito della Adnkronos che il Comitato afferma che
“se ci fosse anche solo in dubbio che queste sostanze possono creare danni, anche nel caso in cui non si sapesse che destino abbiano nell’organism, quindi nell’eventualità di una non sufficiente informazione, il Comitato applicando un concetto di precauzionalità, non accetterebbe di inserire queste sostanze tra quelle esplicitamente autorizzate come filtri UV nei solari. Prendiamo atto che queste sostanze sono assolutamente sicure in quanto valutate tali dal Comitato Scientifico che in presenza di qualsivoglia dubbio non esiterebbe a cancellarne e la possibilità di impiego”.
Quindi tutto ok per il biossido di titanio in forma nano e sull’ ossido di zinco in forma nano utilizzati regolarmente nei prodotti solari e introdotti dal regolamento ué tra i filtri ammessi? A sentire la presidente dell’associazione di ecodermatologia Skineco, la dott.ssa Pucci Romano, non sembra così:
”
Biossido di titanio e quello di zinco, fattori fisici per la protezione solare, non devono essere formulati in nanoparticelle. Diverso è il discorso della micronizzazione. Quando frazioniamo in maniera esasperata una molecola, ne forziamo la penetrazione e c’è un problema di tracciabilità. Le nanoparticelle sono pericolosissime quindi tale formulazione va sconsigliata soprattutto per i bambini. La micronizzazione invece mantiene una dimensione della molecola accettabile, mentre la nanoparticella no”.
Chi ha ragione? lo sto dalla parte della dottoressa Pucci Romano e voi?

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