Le polveri nel make up
Ogni tanto apro il libro Come sono fatti i cosmetici, edito da Edra, scritto da Giulia Penazzi cosmetologa e farmacista. Mi parlano in molti di questo libro e di come aiuti a conoscere le formule dei cosmetici, insegnando alcuni segreti che poi possono riportare ai clienti che chiedono informazioni sempre più precise sulla composizione di creme e non solo. Oggi parliamo delle forme cosmetiche in polvere, che sono utilizzate principalmente per il make up, in particolare nelle ciprie fard e ombretti. Le polveri però sono anche cosmetici utilizzati in prodotti per il bagno e polveri aspersorie, chiamate anche talco.
Come ci racconta il libro, le ciprie sono state usate fin dagli Egizi e venivano formulate con l’amido di riso: infatti venivano chiamate polvere di riso. L’utilizzo ora è quello principalmente di opacizzare il viso. Si possono trovare polveri pressate o compatte, oppure libere, che mescolano insieme una percentuale di pigmenti minerali. Si trovano in più colorazioni per soddisfare ogni tipo di incarnato, dal più chiaro al più colorato. Le ciprie che si trovano oggi in vendita contengono polveri assorbenti come talco, silica, modificati con sostanze emollienti e siliconi che servono per migliorare la stesura e la permanenza sulla pelle. Vi è inoltre il profumo, i conservanti ed eventuali coloranti. Nella formulazione delle ciprie ci sono anche sostanze grasse, per il corretto compattamento delle polveri e per prevenirne la rottura.
Il fard è stato utilizzato massimamente nel Settecento, quando con un tamponcino veniva applicato sulle guance di visi pallidissimi, ma anche sulle spalle e sulle mani. Il fard contiene più pigmenti colorati e è meno ricco di polveri assorbenti paragonato alle ciprie.

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