Si riparte! Sacchetti esclusi…
Buongiorno e buon anno a tutti voi cari amici.
Impossibile non parlare dell’argomento che in questi giorni sta scatenando fiumi di parole nei social, tra la gente, in TV e sui giornali.
Sto parlando ovviamente della legge che impone la vendita e la dicitura sullo scontrino fiscale dei sacchetti, per disincentivare l’uso e fare così un favore all’ambiente. Ma siamo proprio sicuri che quello che mettiamo dentro al sacchetto, sia biodegradabile? Forse dimentichiamo tutte le plastiche, involucri di alluminio, i packaging fatti i materiali non biodegradabili ? Possiamo anche non metterli dentro alla sportina di mais, biodegradabile da anni , almeno per quanto ci ha imposto la legge. Però portiamo a casa un ottimo scrub per il corpo che non vediamo l’ora di fare sotto la doccia per eliminare le cellule morte. E quello è molto più inquinante della sportina di plastica che abbiamo evitato di prendere. Contiene infatti microsfere di silicone che inquinano le falde acquifere continuamente e vanno a finire nella pancia dei pesci che poi mangiamo. Non vi pare un paradosso quello che si sta creando con questa storia delle sportine a pagamento?
Da quanto poi leggo sul Sole 24 ore, in teoria le buste che servono da fare involucro ai farmaci sarebbero escluse da questa legge. E allora chi ha ragione, per quanto continueremo a far pagare questo balzello assurdo ai clienti? In questi giorni ho visto di tutto, gente con un farmaco in tasca e tre nell’altra, in equilibrio uno sciroppo e i fermenti su una mano e nell’altra le chiavi della macchina. Siamo sicuri che l’Italia abbia bisogno di questo e non di metodi validi, concreti per far ripartire l’economia?
Che lo Stato pensi piuttosto alle piccole imprese, che hanno bisogno di essere sostenute, e non continuamente vessate da tasse e regole burocratiche davvero insostenibili. (Incluse, per favore, le farmacie!)
Siamo in campagna elettorale, spero che qualche rappresentante magari della nostra categoria possa aiutarci in questo senso.

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