Mascherine
Quando sento la parola mascherine ho un sussulto. Sembra che la nostra vita, dal 4 marzo ad oggi, quindi due mesi ma che sono sembrati due anni, ruoti attorno a questa parola. Vocabolo che associamo a Covid19, una sigla che starebbe meglio in un film di fantascienza invece che in una realtà devastante che si chiama pandemia. Ma tant’è, la parola mascherina è come un fil rouge che accompagna le nostre giornate, i ricordi e le angosce di questo 2020. Non le avevamo per noi, non le potevamo utilizzare in farmacia. Poi ne sono arrivate alcune, per noi: ci è sembrato così strano indossarle e insieme alle nostre foto sui social quelle di persone con la mascherina quasi a significare: anche io ci sono. Ne sono arrivate alcune da vendere, a prezzi pazzeschi: da 0,10euro di acquisto pre-covid a 1,20euro nell’emergenza. Tutto con bonifici anticipati. E allora attenzione alle esposizioni bancarie, ne acquisto sì ma solo dai miei fornitori, quello me le offre a meno ma non lo conosco. Cosa faccio, rischio? La gente mi chiede le FFP2, costano tantissimo: le prendo e le faccio pagare tanto o non le prendo? Non le prendo. E le chirurgiche le vendo tutte al prezzo di costo? Sì, ci rimetto pure, non posso far stare le persone senza mascherine. Intanto i morti aumentano e in proporzione aumentano le telefonate delle persone in cerca di mascherine. Cambia la segreteria telefonica, metti i cartelli fuori: mascherine esaurite. Persino la Guardia di Finanza le è venute a cercare per contestare eventuali prezzi di vendita elevati: non le abbiamo, magari le avessimo. E così passano i giorni, le settimane. Le mascherine cominciano ad arrivare, ecco, sempre bonifici anticipati, sempre attenzione ai venditori, ma dobbiamo comprarle e i prezzi sono un po’ calati. 0.90euro. Le persone contente, prezzi calmierati, praticamente il prezzo di costo: sconfezioniamo, riconfezioniamo, compriamo sacchetti, facciamo fotocopie dei certificati. Ecco, i certificati: a un certo punto i certificati non vanno bene, non sono mai andati bene, l’INAIL non ha mai approvato le mascherine che stiamo vendendo. Sequestri in tutta Italia, ma noi intanto le abbiamo finite le mascherine, perché in un giorno i prezzi sono calati a 0,61 al pubblico per quella grande generosità del Commissario Arcuri. Che non aveva forse fatto i conti con il fatto che noi avevamo acquistato a 0,90. Ma chi se ne frega, abbiamo perso qualche centinaio di euro ma la gente ha le mascherine. Ecco, sì, le mascherine: non arrivano più, nessuno ci sta offrendo mascherine certificate che possiamo vendere a 0,61. Quanti capitoli avrà ancora questa storia io non lo so. Ma so solo che sarà difficile dimenticare, sarà un segno indelebile quello delle mascherine sul viso. Che coprono sorrisi ai nostri clienti ma coprono l’amarezza di non essere stati in grado di fare di più. Di raccontare davvero cosa siamo stati in grado di fare nell’emergenza. Farmacisti durante il Covid19, forse è arrivato il momento di mettere tutto nero su bianco.

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