Greenwashing in cosmesi
E’ da un po’ di tempo che si parla di politiche scorrette di green washing in cosmesi.
Cosa significa?
Il marketing è molto abile a far apparire green prodotti che non lo sono per niente o che lo sono solo in parte traendo così in inganno i consumatori.
E’ di questi giorni un’indagine dell’autorità di regolamentazione della concorrenza del Regno Unito su alcuni prodotti di un grosso colosso della detergenza. L’autorità ritiene che si stia sopravvalutando il grado di ecocompatibilità di alcuni prodotti attraverso l’uso di affermazioni che definisce “vaghe e generiche” e che potrebbero fuorviare gli acquirenti, nonché affermazioni sugli ingredienti che esagerano la naturalezza del prodotto. Infatti, a volte si esalta il singolo ingrediente creando l’immaginario di un prodotto naturale quando magari la sua concentrazione in formula è minima.
Si sta inoltre indagando sulle affermazioni focalizzate su un singolo aspetto di un prodotto che potrebbe suggerire che sia rispettoso dell’ambiente nel suo insieme; e affermazioni poco chiare in relazione alla riciclabilità che non specificano se si riferiscono a tutto o parte di un prodotto o di un imballaggio. Anche questo è un aspetto che il marketing sfrutta molto, ovvero prendere un singolo aspetto, esaltarlo ed estenderlo a tutto il prodotto.
Infine, l’autorità ha sollevato anche l’uso di colori e immagini sulla confezioni, come foglie verdi e fiori, che potrebbero creare l’impressione che alcuni prodotti siano più naturali e rispettosi dell’ambiente di quanto non lo siano in realtà.
Ormai tutti si stanno muovendo per reprimere queste politiche scorrette di greenwashing, anche l’Unione Europea, con il Parlamento europeo e il Consiglio hanno annunciato un accordo provvisorio su nuove regole per vietare le pubblicità “verdi” fuorvianti.

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