31 Maggio 2021 ~ 0 Commenti

Cosmesi&Psicologia che rapporto hanno? Ne parliamo con Anna Marras Psicologa/seconda parte

D: La maggior parte delle mie lezioni di cosmesi inizia sempre con la descrizione dello stretto legame tra pelle e sistema nervoso. Racconto quanto sia importante per il dermatologo, e anche per chi si occupa di skin care, avere un approccio psicologico. Infatti, molte problematiche della pelle hanno un’origine non cutanea bensì …. emozionale, possiamo definirla così? E’ corretto?

R: Direi proprio di sì! È un ottimo punto di partenza per qualsiasi trattazione e intervento sulle condizioni cutanee perché ci spinge prima di tutto a diventare più consapevoli dei nostri stati d’animo e a prenderli in considerazione. E poi è molto frequente che alla base di una patologia cutanea vi siano fattori emotivi che, combinandosi con altri meccanismi (ad esempio lo stile di vita o l’uso di prodotti non adeguati alla propria pelle), diano luogo a manifestazioni cutanee. In fondo possiamo pensare alla pelle come l’organo più esteso che abbiamo, che esprime col suo linguaggio ciò che succede dentro di noi o ciò che stiamo vivendo. Dietro a tutto questo ci sono dei meccanismi di attivazione cerebrale e rilascio di neurotrasmetittori ben precisi: abbiamo oggi a disposizione degli studi scientifici che confermano queste intuizioni, oltre ad una branca specifica che se ne occupa e che si chiama Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI). Quindi, abbracciare anche il punto di vista psicologico ed emotivo delle condizioni cutanee non può che aiutarci a comprenderle e trattarle in modo completo e spero proprio che questo tipo di approccio integrato diventi sempre più uno standard piuttosto che un’eccezione.

D: Al contrario, certe patologie cutanee particolarmente visibili come l’acne, la rosacea, la psoriasi, possono dare un disagio psicologico alla persona nelle relazioni sociali. In questi casi, quanto è importante il sostegno cosmetico e anche del camouflage, laddove è possibile?

R: Credo che sia molto importante fornire alle persone che soffrono di patologie cutanee tutti i mezzi possibili per gestire al meglio il disagio psicologico che può derivarne. Tra questi, i cosmetici ed il trucco correttivo sono sicuramente uno strumento validissimo, da non considerare come superfluo o frivolo. Soprattutto nelle fasi iniziali, o più delicate, o quando vi sono grosse difficoltà di accettazione della propria immagine, cosmetici e/o camouflage possono davvero rappresentare un sostegno per la persona. In molti casi, l’impatto di una condizione cutanea è rappresentato principalmente dalla sua componente sociale, ovvero dal feedback che riceviamo dagli altri e, in alcuni casi, proprio dalla percezione di stigma (pregiudizio e/o emarginazione) di cui si può essere vittima. Penso anche ai più giovani, dove l’accettazione dei pari è un aspetto fondamentale, e penso anche a tutte quelle situazioni così delicate di terapie oncologiche che possono significativamente alterare la pelle, dove l’accettazione passa anche attraverso la “normalizzazione” della propria immagine attraverso l’uso di un cosmetico. Per questo, credo che tutto ciò che a livello cosmetico possa concorrere a incrementare la sicurezza in se stessi e consentire un migliore adattamento nelle situazioni sociali, oltre che di fronte allo specchio, sia da sfruttare e utilizzare come sostegno.

Ringrazio la Dott.ssa Anna Marras per questo suo contributo che da un ulteriore conferma di quanto il cosmetico rivesta un ruolo importante nella nostra vita, personale e di relazione.
Take care of your skin, gp

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