27 Maggio 2021 ~ 0 Commenti

Cosmesi&Psicologia che rapporto hanno? Ne parliamo con Anna Marras Psicologa/prima parte

Anna Marras, psicologa a Firenze e appassionata di cosmesi, tanto che su Instagram gestisce una pagina che si chiama psicosmesi. 

D: Anna raccontaci in che modo la tua professione di Psicologa si è avvicinata al mondo cosmetico e quali sono i progetti che legano la tua professione alla cosmesi.

R: Per tanti anni la mia professione di psicologa e la mia passione per la cosmesi sono andate avanti su binari paralleli senza incontrarsi. Mentre mi accorgevo, parlando con le persone, studiando e anche attraverso la mia esperienza personale, che i due mondi avevano tante aree di sovrapposizione, mi scontravo anche con la mancanza di percorsi accademici specifici che riflettessero precisamente questo campo. Così, ho deciso di integrare la mia formazione da psicologa clinica con corsi, webinar e workshop di cosmetologia, in modo da poter pian piano sviluppare basi scientifiche più solide anche in questo campo. Psicosmesi nasce così: uno spazio che permetta di condividere e divulgare questo mondo ancora un po’ “inesplorato” e che al contempo possa permettere un confronto e un arricchimento per chi mi segue e anche per me! Rappresenta anche l’indirizzo della mia professione da psicologa, che continua e anzi, si evolve e si specializza proprio nella consulenza e nel sostegno nel campo di tutte quelle situazioni di disagio o sofferenza legata alla propria immagine corporea o di ripercussioni del proprio stato psicologico sulla pelle e sul corpo. Accanto a questo, continua lo studio e la mia inclinazione più “scientifica”, maturata col Dottorato di Ricerca, che mi porta a scrivere e collaborare con diversi portali, riviste scientifiche, blog e aziende (tra cui Scienza Cosmetica e Cosmetic Technology).

D: A me piace considerare il cosmetico “un mezzo” per entrare maggiormente in contatto con il proprio corpo, è corretto? Ad esempio, per chi soffre di certe patologie per le quali vi è un forte senso di colpaall’origine, il prendersi cura di sé e del proprio corpo, può essere un aiuto nel percorso di riconciliazione con se stessi?

R: Assolutamente sì! Concordo completamente con questa visione che sintetizza in poche parole ciò di cui si occupa la psico-cosmesi, ovvero riconoscere che cosmesi e benessere psicologico sono strettamente correlati. L’utilizzo e l’esperienza di un cosmetico possono essere “terapeutici” quando rappresentano un mezzo per incrementare la capacità di prendersi cura di se stessi e per questo possono diventare fonte di benessere a 360 gradi. Mente e corpo sono tutt’altro che divisi: curare il nostro corpo attraverso un’esperienza sensoriale cosmetica piacevole ci fa stare meglio e questo, a sua volta, si traduce in una riduzione dello stress e di tutti quei meccanismi che possono avere impatto negativo sulle condizioni della nostra pelle. L’esperienza di “selfcare” poi, come hai detto tu, può aiutare a riconciliarsi con se stessi: non è un gesto egoistico, tutt’altro! Consente di dimostrare rispetto e amore per se stessi, un aspetto che molto spesso viene a mancare in tutte quelle situazioni dove scarsa autostima, difficoltà di accettazione e senso di colpa sono prevalenti. In questo senso il cosmetico, oltre ad essere un mezzo, diviene anche un simbolo che testimonia e ricorda l’importanza della dimensione di accettazione, valorizzazione e cura di se stessi e per questo anche in consulenza e sostegno psicologico può essere utile ricorrervi.

L’intervista continua lunedì 31 maggio

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