Il negozio non è morto, viva il negozio
Da Il Sole24ore:
«Si comincia a vedere la riscrittura di una narrativa di vendita al dettaglio che trasforma i negozi fisici in piccoli o grandi hub dove consumatori informati ricevono aiuto da esperti del prodotto. Nei negozi fisici si sviluppano legami emotivi con i brand attraverso relazioni personali ma, sfruttando anche un’ampia base di dati, si spiana la strada a un imponente cross-selling. Il futuro è iniziato»
Esplodiamo quest’ultima frase: i negozi fisici, nel nostro caso le farmacie, sviluppano legami emotivi. Fermiamoci qui. Creare un legame emotivo con il cliente non significa diventare migliore amico ma neanche rimanere dietro al bancone, consegnando semplicemente il prodotto e ritirando i soldi. Tanto più vero in dermocosmesi, dove la prova prodotto, la scelta insieme alla cliente magari davanti allo scaffale della crema più adatta e la gestualità che prevede la spiegazione di utilizzo di un cosmetico, implicano già un legame diverso, molto più intimo rispetto a quello della consegna del farmaco. Approfondendo il discorso ovviamente oggi si parla di marketing esperienziale, e marketing sensoriale, in cui magari semplicemente facendo annusare il cosmetico, o provandolo su una mano della cliente, raggiungiamo un altro livello di complicità e di empatia.
La seconda frase parla dello sfruttamento di un’ampia base di dati. Parliamo cioè delle cartelle di trattamento, che guarda caso sono nel libro che parla di cross-selling, altra parola utilizzata da questo importante manager che parla sul Sole 24 Ore. La catalogazione del cliente e la scelta di tenere in farmacia una serie di dati sensibili, ovviamente rispettando la privacy , consente di amplificare la valenza del legame farmacista cliente. Il cliente una volta uscito con i suoi cosmetici, sa che da noi può ritrovare il suo percorso, e sappi che ci sono persone che possono consigliare sulla base dell’esperienza personale e personalizzata.

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