Polemica di Farizio Zago: con i prodotti biologici e coi parabeni non si scherza!
Per dovere di cronaca ma anche per il mio impegno nel comitato scientifico di Skineko, pubblico per intero le dichiarazioni dell’esperto dott. Fabrizio Zago, che polemizza con alcune dichiarazioni uscite dall’agenzia stampa AdnKronos e da me recepite nel post del 4 dicembre.
< Ho letto, con attenzione l’indagine di ADN Kronos sull’argomento: “SPECIALI: Cura della pelle e dell’ambiente, la cosmesi è sempre più ‘verde’”. Il lavoro è certamente ben fatto e coglie pareri anche molto distanti che, nell’insieme, forniscono un quadro di riferimento su cui riflettere. Ci sono tuttavia alcune affermazioni ed alcuni interventi che, ad un vecchio frequentatore di questi temi come il sottoscritto, gridano decisamente vendetta. Condivido praticamente tutto dell’intervento e delle affermazioni della Dr.ssa Romano mentre mi lascia perplesso la posizione del Dr. Melato. Nella sua intervista Melato dice sostanzialmente che occorre lasciar fare al mercato. Ulteriormente dice che : “I parabeni sono conservanti e sono tra i più studiati proprio perché presi di mira – spiega – Da poco è uscita una norma che diminuisce la concentrazione di un paio di parabeni ma non perché ci siano studi negativi ma perché l’industria ha preferito non salvarli a quelle concentrazioni. Sinceramente, sottolinea, si tratta degli ingredienti più studiati al mondo però c’è questa fama e quindi alcune aziende definiscono i loro prodotti ‘paraben free’ per marketing. C’è un po’ di disinformazione che circola su Internet. Anche perché – ribadisce il tecnico – gli ingredienti possono essere usati solo se sicuri”. A me sembra che queste dichiarazioni siano perlomeno tendenziose. Se l’Ente europeo ne ha ridotto le quantità utilizzabili lo ha fatto non solo e semplicemente per “accontentare” i consumatori. Lo ha fatto perché, al contrario di quanto sostiene Melato, ci sono decine di studi che ne indicano la potenziale pericolosità. Quando avrà voglia sarò felicissimo di fornirglieli. Su una cosa si può essere d’accordo con il rappresentate di Cosmetica Italia (l’associazione dei fabbricanti, convenzionali e non, di cosmetici): “gli ingredienti possono essere usati solo se sicuri”. Ma qui sta la differenza sostanziale tra chi produce “cosmetici in regola con le Leggi vigenti” e chi vuole fare di più. Vuole adottare il principio di precauzione cioè scegliere sostanze per le quali non vi sia il minimo dubbio sulla loro salubrità. Quindi se l’università di Grenoble (vedi articolo su Le Monde del 5 Novembre 2014) dice di aver condotto uno studio nel quale si è evidenziata una minore circonferenza cranica sui nuovi nati da mamme che hanno utilizzato prodotti contenti parabeni, è opportuno cercare di realizzare dei prodotti che non ne contengano affatto. Non limitarsi a dire che, ad esempio, lo 0,4% di parabene è un dosaggio “sicuro”. Chi fa della cosmesi naturale deve assolutamente preoccuparsi dei perturbatori endocrini, deve preoccuparsi dei conservanti allergizzanti e via dicendo. Quello che il Dr. Melato non ha colto o non ha voluto cogliere è la ragione profonda per la quale c’è necessità di proseguire il cammino verso una cosmesi sana, sicura. Certo magari i siliconi sono degli ingredienti sicuri sotto il profilo cosmetico ma perché, nello stesso tempo, non si dice anche che sono sostanze assolutamente non biodegradabili? C’è poi l’intervento di Dafne che elogia la produzione domestica dei cosmetici. Ecco questa è una prassi che detesto e che deve essere bandita. Il livello di accuratezza produttiva, le conoscenze scientifiche, e l’assenza di preparazione specifica rendono questa prassi molto pericolosa e non dovrebbe essere perseguita. In particolare, leggendo molto interventi di autoproduzione, si nota l’allegro utilizzo di sostanze, anche naturalissime come gli oli essenziali, che nelle mani sbagliate possono dare seri problemi. Non solo c’è il problema dell’inesperienza dei produttori improvvisati ma anche il rispetto della Legge (in vigore dall’anno scorso) che impone il rispetto delle GMP (Buone Pratiche di Produzione). Non è possibile che una produzione cosmetica possa avvenire entro le mura domestiche rispettando queste Norme. In definitiva se una persona si fabbrica un prodotto per esclusivo uso personale, sono problemi suoi non credo lo si possa vietare, ma se vende ad altri un cosmetico fabbricato in contrasto con la Legge vigente allora sono guai, guai seri. Infine la citazione del sito biotiful. E’ un sito che ha rubato la mia proprietà intellettuale. Ha copiato il mio sito “Biodizionario.it” e ne ha poi fatto un uso che ritengo non lecito. Non lecito non solo perché appunto si avvale del lavoro e della conoscenza altrui ma, ancora peggio, dall’analisi dei componenti e della loro classificazione, ne trae un giudizio complessivo aberrante. Una sostanza può essere contrassegnata con un bollino giallo a causa della suo potenziale irritante, ad esempio, ma nella ricetta questa aggressività viene mitigata dalla presenza di altre sostanze arrivando ad un prodotto assolutamente delicato e rispettoso dell’epidermide.
La base su cui si basa biotiful non è di proprietà di biotiful e le valutazioni sui formulati finiti disponibili al pubblico, sono un errore madornale. Vale solo la pena di dire che Biodizionario.it rappresenta la mia personale visione dei componenti
utilizzati in cosmetica e che lo scopo dichiarato è quello di aiutare i consumatori ad essere più consapevoli. Niente di più e niente di meno> . Fabrizio Zago Responsabile sostenibilità e membro del Comitato Scientifico Skineco
La parola passa ora al contradditorio. Se qualcuno ha qualcosa da dire…siamo qui ad ascoltare.

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