Pubblicità ingannevoli e cosmetici : sempre più controlli ma bastano?
Si continua a parlare di pubblicità ingannevoli nel mondo dei cosmetici, un argomento che ho trattato anche io più volte e che rimane d’attualità. Infatti, il marketing di prodotti cosmetici ha imparato poco dagli errori dell’ultimo decennio e continua ad incappare in errori ed esagerazioni, e le aziende vengono multate e le pubblicità rimosse. Mi chiedo come si faccia a voler scrivere ancora frasi come ‘ fa ricrescere i capelli’ quando si sa perfettamente che si tratta di slogan ingannevole!
Di queste problematiche si è parlato durante un convegno dedicato ai linguaggi della cosmetica organizzato da Cosmetica Italia, all’ultima edizione di Cosmoprof. “Il linguaggio usato nel mondo beauty è un tema di forte attualità per il settore,” – ha affermato Fabio Rossello, Presidente Cosmetica Italia. – “A luglio la Commissione europea presenterà al Parlamento e al Consiglio una relazione che fornirà indicazioni per valutare se i claim usati siano da considerarsi conformi ai criteri introdotti dal regolamento 655 del 2013. Si tratta di un importante processo di verifica seguito dall’associazione con grande attenzione”.
“La maggioranza delle industrie ha cambiato rotta”, ha spiegato Chris Flower, direttore di Cosmetic Toiletry and perfumery association. “Un nuovo rapporto condotto in 6 paesi inclusa l’Italia, dall’Associazione europea degli istituti di autodisciplina ha passato in rassegna 2.000 pubblicità comparse su stampa e tv nell’ultimo anno. Il 91% è stata giudicata veritiera, il 6% non conforme, il resto è stata scartata. I claim bocciati sono stati quelli con prove insufficienti a sostenere le dichiarazioni”.
“Il nuovo regolamento europeo impone il principio di veridicità come limite agli spot dei prodotti di bellezza” – ha ribadito l’avvocato Cottafavi esperto nei linguaggi della pubblicità, “I test in vitro, molto reclamizzati, non sono sufficienti così come quelli condotti solo sui principi attivi perché non è detto che, una volta inseriti nel prodotto finito, si rivelino gli stessi,” – ha detto Cottafavi. – “Quelli svolti in vivo sì, ma devono essere condotti in modo statisticamente veritiero, quindi riportare i risultati medi e non massimi, come invece si vede spesso. Va detto però che, al contrario dei farmaci, per i prodotti di bellezza non esiste un campione minimo da sottoporre alle prove”. Sono stai promossi i test di autovalutazione a patto che i consumatori siano consapevoli che si trstta di valutazioni soggettive, soggette a influenza della loro condizione di essere valutatori in prima persona . Anche le testimonianze delle beauty-blogger vanno giudicate con un minimo di diffidenza. Spiega Cottafavi: “Il nuovo Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, entrato in vigore da novembre, impone l’autenticità delle testimonianze, incluse quelle delle blogger. Accade invece spesso che siano sponsorizzate, ciò non dovrebbe più succedere”.
Su questo argomento…penso ci siano 2 mondi: blogger oneste e blogger in cerca di guadagni facili. A voi la ricerca delle Blogger giuste.

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